L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone parla di «attacchi indiscriminati», ma allo stesso tempo evidenzia «la professionalità e la prontezza dei nostri militari, dimostrate anche nei momenti più critici». L’ex capo di Stato maggiore della Difesa e della Marina, oggi presidente del Comitato militare della NATO, segue con grande attenzione quanto accaduto alla base di Ali Al Salem Air Base in Kuwait. Nel suo intervento ha espresso vicinanza ai militari italiani coinvolti e solidarietà ai Paesi dell’area interessati dalle tensioni.

L’attacco avvenuto ieri, fortunatamente, non ha causato feriti tra il personale presente nella base. L’Alleanza atlantica ha ribadito la propria solidarietà verso i Paesi e i militari colpiti. Pur non essendo direttamente coinvolta nel nuovo scenario di crisi nel Golfo Persico né nei combattimenti in corso nel sud del Libano, la Nato mantiene comunque un livello di allerta elevato. L’attenzione mostrata dal vertice militare dell’organizzazione riflette il fatto che le minacce ai Paesi membri non sono soltanto ipotetiche, ma si sono già concretizzate in episodi recenti.

Un esempio arriva da Cipro, dove alcuni droni – ritenuti dagli analisti riconducibili a Hezbollah – hanno raggiunto l’isola. Due velivoli senza pilota sono stati intercettati prima di colpire il bersaglio, mentre un terzo si è schiantato contro una base militare britannica. Proprio per questo motivo l’installazione sarà ora protetta da una flotta multinazionale composta da unità navali di vari Paesi europei, tra cui anche l’Italia, anche se l’operazione non rientra formalmente sotto l’ombrello dell’Alleanza.

Situazione analoga anche in Turchia, già presa di mira in tre diverse occasioni da missili provenienti dall’Iran. In questo caso i sistemi di difesa dell’Alleanza sono riusciti a intercettare i vettori prima dell’impatto. Si tratta dunque di attacchi mirati contro infrastrutture militari e non di episodi casuali o di errori di calcolo. Il contesto internazionale appare sempre più teso e conferma come le crisi regionali tendano ormai ad avere conseguenze su scala globale, sviluppandosi nell’arco di pochi giorni. In questo scenario, sottolineano fonti dell’Alleanza, Teheran rappresenta «una sfida concreta per la sicurezza».

La Nato, che si dichiara pronta a contrastare qualsiasi minaccia anche nell’area del Mediterraneo, continua a monitorare con attenzione l’evoluzione degli eventi. Nei giorni scorsi è stato rafforzato il livello della postura difensiva antimissile, una decisione confermata dal Supreme Allied Commander Europe durante un vertice con i 32 capi di Stato maggiore dell’Alleanza convocato proprio da Dragone. Il provvedimento è legato anche alle dichiarazioni di Teheran, che ha indicato come possibili obiettivi della propria reazione le basi statunitensi e quelle dei Paesi alleati, ritenute potenziali punti di supporto logistico alle operazioni militari.

Nel corso della riunione è arrivato anche un appello a «mantenere la rotta e accelerare gli investimenti nella difesa». Al momento, tuttavia, l’Alleanza non appare coinvolta nella proposta avanzata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha ipotizzato la creazione di una nuova coalizione navale internazionale — con la partecipazione anche della Cina — per intervenire nello Stretto di Hormuz, bloccato da Teheran.

Questo non esclude, tuttavia, iniziative autonome da parte dei singoli Paesi o di gruppi di Stati che decidano di collaborare al di fuori del quadro Nato. Parallelamente, l’Unione Europea ha confermato che le missioni navali Operazione Aspides e Operazione Atalanta continueranno a operare, mentre sono in corso valutazioni per rafforzare la prima, impegnata nella protezione delle rotte commerciali nel Mar Rosso.

Sul piano politico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che il prossimo passo sarà accelerare sul tema della difesa europea. L’argomento sarà al centro del prossimo Consiglio Europeo, dove verrà esaminato lo stato di attuazione della tabella di marcia per la prontezza militare dell’Unione. Tra i dossier prioritari figurano il piano d’azione sui droni e le misure di contrasto alle minacce provenienti dai velivoli senza pilota, ambiti nei quali l’Italia — grazie alle competenze della propria industria della difesa — potrebbe offrire un contributo significativo.

Se fino a poco tempo fa l’attenzione era concentrata soprattutto sul fronte orientale, oggi la protezione del fianco meridionale dell’Europa e del Mediterraneo appare sempre più centrale nelle strategie di sicurezza occidentali.