La Commissione europea chiede agli Stati Uniti d’America di rispettare gli impegni presi nell’accordo commerciale transatlantico siglato lo scorso luglio e avverte che l’Unione europea è pronta a difendere i propri interessi. La presa di posizione arriva dopo le minacce del presidente americano Donald Trump di imporre un embargo contro la Spagna per la posizione assunta da Madrid sull’offensiva statunitense e israeliana contro l’Iran.
A chiarire la linea di Bruxelles è stato il portavoce della Commissione per il Commercio, Olof Gill. L’UE, ha spiegato, considera vincolanti gli impegni contenuti nella dichiarazione congiunta con Washington e si aspetta che vengano rispettati integralmente. Allo stesso tempo, ha sottolineato che l’esecutivo europeo è pronto a intervenire qualora fosse necessario per proteggere gli interessi economici dell’Unione.
Gill ha ribadito che Bruxelles resta solidale con tutti gli Stati membri e i loro cittadini e che, attraverso la politica commerciale comune, l’UE dispone degli strumenti per reagire a eventuali misure unilaterali. L’obiettivo, ha aggiunto, resta comunque quello di mantenere relazioni economiche transatlantiche stabili e prevedibili, ricordando come gli scambi tra le due sponde dell’Atlantico siano profondamente integrati e vantaggiosi per entrambe le parti, soprattutto in una fase segnata da tensioni internazionali.
Con questa risposta, il quartier generale europeo di Palazzo Berlaymont ricorda anche che la competenza in materia commerciale spetta alla Commissione e non ai singoli governi nazionali. Il messaggio è rivolto indirettamente alla Casa Bianca, dopo che Trump ha ventilato l’ipotesi di un blocco commerciale nei confronti della Spagna. Durante una conferenza stampa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente statunitense ha definito Madrid “poco cooperativa”, arrivando a ipotizzare la sospensione totale degli scambi con il Paese iberico e annunciando di aver incaricato il segretario al Tesoro Scott Bessent di valutare misure economiche contro il governo spagnolo.
Alla base dello scontro c’è la posizione del premier spagnolo Pedro Sánchez, che ha ribadito il rifiuto di sostenere l’operazione militare contro Teheran. Madrid, ha spiegato il capo del governo, non intende diventare “complice di qualcosa di negativo per il mondo” e non prenderà decisioni sotto la pressione di possibili ritorsioni. Sánchez ha comunque sottolineato che la Spagna resta un alleato affidabile all’interno della NATO e continua a contribuire alla sicurezza europea.
Il punto di maggiore attrito riguarda l’utilizzo delle basi militari spagnole di Rota e Morón per operazioni legate agli attacchi contro l’Iran. Il governo spagnolo ha negato l’autorizzazione, scelta che ha irritato Trump, il quale ha minimizzato l’importanza delle installazioni militari spagnole ma ha al tempo stesso minacciato contromisure economiche.
Durante lo stesso incontro a Washington, Merz ha evitato uno scontro diretto con il presidente americano. Il cancelliere tedesco ha dichiarato di voler lavorare per convincere la Spagna ad aumentare il contributo alla NATO, sottolineando che molti altri alleati stanno incrementando le spese militari. Berlino, quindi, sembra privilegiare il mantenimento di un rapporto stabile con Washington, anche in un momento di tensione tra partner europei.
Trump ha rivolto critiche anche al Regno Unito e al governo guidato da Keir Starmer, lamentando difficoltà logistiche nell’utilizzo delle basi britanniche nel Mediterraneo. Il presidente statunitense ha inoltre attaccato alcune scelte strategiche di Londra, tra cui la decisione di restituire le isole Chagos alle Mauritius, oltre alle politiche energetiche e migratorie dell’esecutivo britannico.
Dal punto di vista economico, tuttavia, un eventuale embargo contro la Spagna si scontrerebbe con la struttura delle relazioni commerciali tra i due Paesi. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno registrato un surplus negli scambi di beni con Madrid pari a circa 4,8 miliardi di dollari, con esportazioni verso la Spagna per 26,1 miliardi e importazioni per 21,3 miliardi. Anche sul piano energetico i legami sono significativi: secondo i dati dell’operatore spagnolo Enagás, circa il 30 per cento del gas importato dalla Spagna proviene dagli Stati Uniti sotto forma di GNL.
La Spagna, dal canto suo, mantiene posizioni rilevanti nei settori a più alto valore aggiunto dell’export verso il mercato americano, tra cui i prodotti farmaceutici, la meccanica specializzata e la componentistica automobilistica integrata nelle catene produttive nordamericane. Nel comparto agroalimentare, invece, uno dei prodotti simbolo dell’export spagnolo resta l’olio d’oliva.
In questo contesto, Bruxelles ribadisce che qualsiasi misura commerciale unilaterale contro un singolo Stato membro coinvolgerebbe inevitabilmente l’intera Unione, con possibili conseguenze legali e politiche rilevanti nei rapporti tra UE e Stati Uniti.
